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Storia del Porto di Civitavecchia
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Il porto di Civitavecchia, conosciuto fin dai tempi antichi come Porto di Roma. Centumcellae fu costruito dall'imperatore Traiano, tra il 103 e il 110 d.C. Il suo nome non va collegato alla presenza di cento anfratti, ma ai numerosi ambienti costruiti nella darsena per al raccolta merci.
Plinio il Giovane, amico e consigliere di Traiano, ne racconta con toni entusiastici le fasi della costruzione "... questo porto ha già il nome del proprio creatore e sarà assai utile nel tempo; giacchè il litorale non aveva porti e si potrà valere di questo riparo". La struttura funzionava perfettamente ancora nel IV sec. d.C., come riferisce il poeta Rutilio Namaziano nel suo diario di viaggio.
L'opera monumentale, destinata a supportare gli altri due porti di Roma, quello di Ostia, alle foci del Tevere, e quello di Pozzuoli, rappresenta un alto modello di ingenieria: non sfruttando le condizioni naturali di riparo costiero, è una vera e propria costruzione artificiale. Il lembo di mare antistante la costa venne protetto da due costruzioni di 400 m. di lunghezza, che delimitavano un ampio bacino; alla fine di ciascuna di esse si ergevano delle torri, anche con funzione militare, riutilizzate dai papi come fortini. A completare l'opera venne gettato in mare aperto un antemurale, a profilo ricurvo, che fronteggiava i due moli consentendo il passaggio anche alle navi di 150 m. Alle sue due estremità si ergevano delle torri-faro, che furono trasformate, in età moderna, in un faro e in un fortino.
Nell'area portuale vennero inoltre costruiti una serie di edifici destinati per il personale del porto e all'immagazzinamento delle merci (horrea).

Il porto di Civitavecchia, frutto della esperienza degli antichi, non era stato alterato nemmeno dai pontefici che si erano limitati soltanto a sostituire, i templi ed i portici che la barbarie degli uomini, e l'opera demolitrice del tempo, avevano distrutto.
Inoltre, gli architetti che i Papi avevano chiamato a dirigere la costruzione dei monumenti, erano certamente degni del compito affidatogli: Bramante, Michelangelo, Antonio da San Gallo e Bernini.
Il porto è stato alterato soltanto in epoca moderna. Fortunatamente, le opere moderne hanno soltanto modificato parzialmente le linee del porto, lasciando il tracciato originale quasi integro.
Dal lato di levante, il maschio del forte Michelangelo si riflette nelle acque tranquille del mare, non molto lontano le arcate dell'arsenale Bernini sembrano un monumento dell'antica Roma. Il lato del porto verso la città è chiuso dalla cinta merlata di Urbano VIII, la cui monotonia è interrotta dalla meravigliosa fontana del Vanvitelli.
Verso il lato di ponente, dopo la monumentale porta Livorno, si profilano le poderose mura dell'antica Rocca, con l'antica torre quadrangolare, costruita, sembra, ai tempi di Calisto III.
Al di là della bocca che conduce alla vecchia darsena (nelle cui profondità giace, forse ancora oggi, la colossale statua in bronzo di Nettuno) si affacciano sul mare i bastioni che Antonio da San Gallo costruì nella prima metà del XVI secolo.
Dell'opera originaria non rimane, purtroppo, che la piccola parte circondante la vecchia darsena. Dell'epoca romana, solo una delle 4 torri è rimasta superstite, e precisamente quella detta "il bicchiere", all'estremità del molo omonimo. Anche nel molo opposto, detto del Lazzaretto, vi è un'altra torre simile, ma non è quella antica, benché sorga esattamente sul posto da essa occupato.
Le altre due torri romane erano all'antemurale. Al loro posto sorgono ora il Fortino Gregoriano, costruito da Gregorio XVI nella prima metà del XIX sec., ed il Faro, sorto nell'anno 1616. Munito di mezzi ottici moderni, esso, dopo oltre tre secoli di vita, serve ancora allo scopo per cui venne creato.
Attraverso il piccolo portico che rasenta uno dei lati meglio conservati dell'antica Rocca, costituito da una muraglia a grandi blocchi di travertino, giungiamo alla vecchia darsena.
Nella piazzetta è da osservare la Porta Marina, decorata con pilastri piani di travertino, sormontati da capitelli di stile ionico, con due colonne di granito.
Lo specchio acqueo della darsena esisteva fin dall'età romana, come hanno dimostrato i rinvenimenti di numerosi oggetti antichi, avvenuti in tutti i tempi.
Anche recentemente sono venuti in luce frammenti di colonne e capitelli dorici in travertino facenti parte dell'antico portico che correva probabilmente lungo tutta la banchina.
Una parte della muraglia della darsena, formata da quadrelli di pietra, risale certamente all'epoca imperiale ed i Papi del XVI sec. non fecero che restaurare l'opera aggiungendo, quale ornamento, le meravigliose teste di leone in bronzo.

 

 
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